Call for Paper

Call for proposal

Proposta di un Convegno nel quale discutere i risultati di una ricerca dal titolo
Ringraziando fascisticamente”. Cronache di ordinaria quotidianità nelle carte d’archivio delle Università del ventennio

Messina, 5-6-7 febbraio 2024

 

Da tempo ormai la storiografia presta grande attenzione, nel rivisitare fatti e accadimenti, alla disaggregazione dei dati e all’analisi puntuale dei singoli contesti. Si tratta di una prospettiva che risulta indubbiamente di grande efficacia, in particolare quando ci si approcci alla storia politico-istituzionale di un Paese come il nostro, la cui cifra interpretativa può essere, a buon diritto, la varietà anziché l’uniformità.
Solo guardando senza pregiudizio al multiforme policentrismo dei territori, talvolta anche all’interno della stessa area regionale, nella quale, assai spesso, si percepiscono fenomeni non omogenei, è infatti possibile rintracciare la declinazione per così dire “autentica” e “concreta” di
taluni percorsi politico-istituzionali cogliendoli nella loro quotidianità.
Tale approccio, è bene sottolinearlo, non muta certamente il quadro di riferimento, né tantomeno è questo l’intento di chi si avvicina allo studio di fatti ed esperienze locali con tale prospettiva, ma non c’è dubbio che la ricostruzione complessiva se ne avvantaggi, nel momento in cui, andando al di là di talvolta necessarie semplificazioni, si supera anche il rischio concreto di banalizzazioni di temi e snodi di fondamentale importanza della nostra storia e di un appiattimento che non rende giustizia di una realtà complessa e multiforme che ci dice anche dell’adattamento delle istituzioni e dei processi istituzionali ai singoli contesti, determinato anche da quel “fattore umano” non sempre facile da cogliere e delineare.

In particolare, recenti filoni d’indagine hanno sottolineato come l’adesione al fascismo delle differenti realtà regionali italiane si sia compiuta con modalità diverse (anche nei tempi) e strettamente connesse alla storia, agli interessi economici e alle vicende dei singoli territori, al punto che può, a ragione parlare di “fascismi” intendendo, con l’utilizzazione del plurale, sottolineare i cento volti manifestati dal regime all’interno di contesti altrettanto numerosi e affatto diversi che impongono, o reclamano, adattamenti e torsioni dell’ordinamento, nella consapevolezza che il ventennio abbia rappresentato un’esperienza talmente composita che risulta difficile, quanto per certi versi fuorviante, ricondurla a una visione unitaria e coerente.

Prendendo spunto da tali considerazioni si vuole proporre una ricerca, i cui (primi) risultati verranno esposti in occasione di un Convegno organizzato a Messina (orientativamente 5-6-7 febbraio 2024) sul tema delle Università, istituzioni partecipi dei “fascismi locali”.

L’intento è quello di fare emergere il quadro complessivo delle Università italiane durante il regime, colte, concretamente, nella loro quotidianità che solo la documentazione custodita negli Archivi (e in quelli universitari in primo luogo) può ricostruire, con riferimento a tutte le componenti della comunità accademica e verificandone l’adesione progressiva al fascismo.
Non, dunque, una ricerca e un Convegno sulla fascistizzazione "dall'alto" dell'Università, ma le Università e il fascismo quotidiano, costruito, probabilmente con modalità e tempi diversi da ciascun Ateneo, condizionato non solo dalla propria storia ma anche dalla posizione geografica,
dalla grandezza, dalla specifica realtà locale e dai ceti dirigenti periferici, etc.
L’Università delle tesi di laurea “fasciste” (in particolare quelle della facoltà di Giurisprudenza, ma non solo), dei discorsi dei Rettori, dell’organizzazione dei GUF, delle formule e del linguaggio utilizzato nella documentazione e nella modulistica predisposta, delle prassi, allo stesso tempo uguali e diverse.
Proprio per verificare tempi e modalità di adesione al fascismo si vogliono lasciare liberi gli studiosi di percorrere tutte le fasi del regime (da quella parlamentare a quella della costruzione dello Stato totalitario, fino agli ultimi, tragici anni a partire dal 1938 e fino al 1943) tenendo anche conto della vita delle università tra AMGOT, Governo del Sud e Repubblica di Salò.

Mi auguro che molti di Voi vogliano cogliere questa sfida che vuole dare anche il senso di una comunità di studiosi che lavora a un progetto comune ma dai risultati tutt’altro che scontati e uniformi (come spero potremo verificare insieme!) e aggiungersi a quanti hanno già dato la loro
disponibilità.

Vi chiedo la cortesia di inviare un titolo di massima e due righe di abstract entro il 31 luglio p.v., giusto per iniziare a organizzare le giornate di studio.

Daniela Novarese

daniela.novarese@unime.it

75th Conference of the International Commission for the History of Representative and Parliamentary Institutions (ICHRPI)

Rome-Naples, 25-28 September 2023

 

                                   

                           INVITATION AND CALL FOR PAPERS

 

On behalf of the ICHRPI Italian Section, Honorary President Maria Sofia Corciulo, Vice President Guido D’Agostino, Secretary General Mario di Napoli and Councillor Sandro Guerrieri invite all ICHRPI members and other interested scholars to attend the 75th conference of the ICHRPI that will be held in Rome and Naples from 25th to 28th September 2023.

 

Main conference theme: Continuity and discontinuity in the history of representative and parliamentary institutions

Other conference themes:

  • Forms and procedures of representation from the Middle Age to present days
  • How and why studying parliamentary history: methodology and historiography
  • Leaders and actors in parliamentary life
  • The development of representative and parliamentary institutions in the Mediterranean Area
  • Patterns of Multi-level Parliaments: local, national and supranational Assemblies
  • The crisis of representative democracy and its historical roots

 

Submission deadline for presenting papers to the Conference: abstracts of no more than 200 words, referring to one of the themes proposed, should be submitted to This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. by April 30th, 2023. The draft program of the Conference will be circulated within May 31st, 2023, listing the accepted papers to be presented either in Rome (Sept. 25-26) or in Naples (Sept. 27-28).

 

Submission deadline for attending to the Conference, without presenting any paper: applications should be submitted to This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. by June 30th, 2023.

 

Further information can be obtained from the ICHRPI Secretary General and National Convener of the Italian Section, Dr Mario di Napoli, This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..

Attendance fee: 100 euros for ICHRPI Members, 120 euros for other scholars

To be paid by July 31st, 2023 indicating name, surname – participation fee at the 75th ICHRPI CONFERENCE, to the following bank account:

IBAN: IT81T0306905142002700006996 – BIC/SWIFT: BCITITMM

 

 

 

 

Si segnala la pubblicazione della Call for panels and papers della conferenza annuale di ICON-S Italia che si terrà a Bologna il 16 e 17 settembre prossimo sul tema “Il futuro dello Stato”.
La Call rimarrà aperta fino al 1 giugno 2022. Per maggiori informazioni, in italiano e inglese, potete visitare il sito https://www.icons-italia.it/, dove  si trova anche il form per inviare le proposte.

Modalità di partecipazione

Le proposte devono avere una lunghezza massima di 500 parole e possono essere scritte in italiano, francese o inglese. Devono essere corredate di una short bio di 150 parole al massimo. Vanno inviate entro il 15 settembre 2024 a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..

La comunicazione agli autori sulla selezione delle proposte sarà fatta entro la fine di ottobre 2024.

Le spese di viaggio saranno a carico dei partecipanti/speakers. L’alloggio e il vitto a carico dell’organizzazione del convegno.

 

Nato in Italia nei primi anni Venti del Novecento per contrastare l’ascesa del Fascismo, l’antifascismo è diventato presto un fenomeno globale, seguendo le rotte dell’emigrazione politica nel mondo e le traiettorie, autonome e distinte, della circolazione internazionale delle idee. In entrambi i casi, le originarie culture politiche italiane, che avevano composto il campo unitario dell’antifascismo superando fratture e divergenze, si sono ri-declinate. Esse hanno viaggiato e si sono adattate nello spazio e nel tempo (Garcia 2016; Brasken, Copsey, Featherstone 2020; Camurri 2024).

Dopo la Seconda guerra mondiale, l’antifascismo è stato uno degli architravi su cui si è fondato l’ordine politico e simbolico europeo sia a Est della “cortina di ferro” – dove ha assunto la forma di una sorta di religione di stato – sia a Ovest (De Bernardi, Ferrari 2004). Qui ha influito variamente sulla nascita della democrazia di massa a seconda della presenza e della forza di un movimento resistenziale, senza escludere i casi della Spagna e del Portogallo con un timing differente (De Felice 1997; Gallerano 1993, 1999).

Nei decenni successivi, gli antifascismi hanno avuto una vita proteiforme, irriducibile, esclusivamente, alla memoria, che, pure, ha ricoperto un ruolo di estrema importanza: politiche della memoria, memorie collettive. Gli antifascismi si sono incontrati con nuove domande, culture, lessici, repertori di azioni e nuovi attori sociali, che, appropriandosi di quella tradizione, hanno dischiuso nuovi orizzonti di senso. Si pensi – solo per fare un esempio – al Black Panther Party e all’impasto di temi rilavorati insieme, tra cui: antifascismo, antirazzismo, abolizionismo, socialismo, femminismo, problematiche generazionali, questioni in tensione tra decolonizzazione storica e aperture postcoloniali (Mullen, Vials 2020).

La caduta del “socialismo reale” tra il 1989 e il 1991 ha contribuito vigorosamente all’erosione dell’antifascismo su scala internazionale. Nell’Unione Europea l’anticomunismo, l’antitotalitarismo e la memoria della Shoah hanno progressivamente offuscato l’antifascismo come fondamento simbolico. Il luogo genetico dell’antifascismo, l’Italia, è probabilmente il paese dove la crisi è stata più profonda (Luzzatto 2004). Sul piano interno, la fine dei partiti che avevano scritto la Costituzione e la nascita di partiti post-costituzionali, come Lega Nord, Forza Italia, il Movimento 5 stelle o Alleanza Nazionale ha indebolito il legame tra l’antifascismo e il campo politico repubblicano. In particolare, lo scioglimento del Partito comunista italiano (Pci) ha avuto un peso incalcolabile sullo sfarinamento dell’antifascismo nelle istituzioni locali, in quelle nazionali e in una parte della società che in esso si riconosceva. Il più grande partito comunista del mondo occidentale, infatti, aveva fondato la sua legittimità nel dopoguerra proprio sulla lotta al Fascismo ed era stato perciò uno dei più saldi vettori di trasmissione di quella tradizione politica. Sul piano internazionale, l’implosione dell’Urss e l’accelerazione della globalizzazione neoliberista hanno creato le condizioni per l’affermazione di un’estesa egemonia neoliberale capace di prosciugare il terreno di coltura di qualsiasi progetto di trasformazione. E l’antifascismo, oltre a un patto simbolico e costituzionale, era stato anche un progetto – positivo – di allargamento delle maglie della democrazia (De Luna, Revelli 1995: Rapini 2007, 2024). La globalizzazione, infine, ha riversato sull’Italia problemi inediti, come l’incremento dell’immigrazione, l’inadeguatezza della legislazione sulla cittadinanza, la crisi ambientale, oppure ne ha riacutizzato di antichi, come il razzismo. Di fronte ad essi, le culture antifasciste hanno faticato a trovare risposte efficaci.

Mentre il periodo che corre dalle origini dell’antifascismo sino al 1989 – specie la fase anteriore al 1945 (Droz 2001) – è stato oggetto di una letteratura internazionale consistente e non riassumibile in poche righe, la crisi dell’antifascismo nel periodo successivo si è riverberata negli studi che sono diventati sempre più rarefatti (Vergnon 2009; Garcia, Yusta, Tabet, Climaco 2016; Bray 2017; Bresciani 2017). Solo recentemente si segnala una ripresa di interesse (Chiantera-Stutte, Pagano 2023; Pirjevec, Pelikan, Ramet 2023; Fulvetti, Ventura, 2024). Ciononostante, le conoscenze sulle trasformazioni degli antifascismi dal 1989 a oggi restano scarse oppure confinate al campo della memoria pubblica (Focardi, Groppo 2013; Focardi 2020; Palheta, Roueff 2020; Bantigny, Palheta 2021; Hofstra 2022; Palheta Jones, Piotrowski, Schuhmacher 2024).

Il convegno intende pertanto porre al centro della riflessione proprio gli ultimi 35 anni con l’obiettivo di rispondere alle seguenti domande: Quali forme, significati e pratiche ha assunto l’antifascismo in Italia e nel mondo? Quali attori si sono richiamati alla sua tradizione generatrice? Quale orizzonte di senso è capace di dischiudere nel presente? Esistono dei semi per pensare un antifascismo a venire e dove cercarli?

Approccio e assi tematici

Il convegno ha un approccio interdisciplinare. Si rivolge a studiose e studiosi di tutte le scienze umane e sociali tra cui, in particolare: storia, sociologia, antropologia, scienza politica, diritto, filosofia politica, letteratura, pedagogia, linguistica, studi delle arti e dei media. Il convegno, inoltre, ha un approccio multiscalare: sollecita analisi “micro”, biografie, casi di studio nazionali, macro-comparazioni internazionali e prospettive transnazionali.

Si invitano proposte che affrontino uno o più dei seguenti assi tematici.

  • Il campo politico-istituzionale
    Il primo asse accoglie proposte sul rapporto tra l’antifascismo e le istituzioni internazionali (UE, ONU, ILO ecc.), nazionali e/o locali, guardando – non esclusivamente – a regolamenti e normative, ai partiti politici, alle politiche della memoria pubblica, alla simbologia politica, alla toponomastica, alla significazione dello spazio urbano e all’uso politico della storia e della memoria da parte di partiti e istituzioni.
  • Attori e pratiche antifasciste
    Il secondo asse tematico si concentra sugli attori sociali – individuali e collettivi – che, negli ultimi 35 anni, hanno rivendicato la tradizione dell’antifascismo, rideclinandone il significato attraverso pratiche concrete: associazioni studentesche, gruppi e movimenti antirazzisti, pacifisti, femministi, ambientalisti, di immigrati, di insegnanti, di lavoratori e lavoratrici, scuole ed esperienze educative.
  • Culture e controculture
    Il terzo asse riguarda la cultura nelle sue molteplici declinazioni tra cui distinguere almeno le rappresentazioni e i linguaggi (antifasciste/dell’antifascismo), da una parte, e gli stili di vita, dall’altra: la musica, il cinema, il teatro, la letteratura, le serie televisive, le opere d’arte figurative, i fumetti, i manifesti e la grafica, la street art, lo “stile” delle subculture (Hebdige 1979), le tifoserie sportive.
  • Antifascismo globale
    L’ultimo asse non focalizza un oggetto specifico, ma una prospettiva: l’antifascismo come fenomeno globale e transnazionale. Esso intende documentare, ad esempio, in quali condizioni sociali e politiche, in quale modo, grazie a quali reti o attori, i libri, le parole, i simboli, le teorie, le pratiche, le memorie, i miti hanno viaggiato e viaggiano nel tempo e nello spazio (Bourdieu 2002).
Modalità di presentazione della proposta

Le proposte devono avere una lunghezza massima di 500 parole e possono essere scritte in italiano, francese o inglese. Devono essere corredate di una short bio di 150 parole al massimo. Vanno inviate entro il 15 settembre 2024 a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.. La comunicazione agli autori sulla selezione delle proposte sarà fatta entro la fine di ottobre 2024.
Le spese di viaggio saranno a carico dei partecipanti/speakers. L’alloggio e il vitto a carico dell’organizzazione del convegno.

Lingue del convegno
Italiano, francese, inglese

Luogo del convegno

Il convegno si terrà a Reggio Emilia nella storica “casa Cervi”, sede dell’Istituto “Alcide Cervi” dal 28 al 30 aprile del 2025 in occasione dell’ottantesimo Anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Organizzatori

Istituto “Alcide Cervi”, Università di Modena e Reggio Emilia, Istituto Nazionale “Ferruccio Parri”

Comitato scientifico

Mirco Carrattieri, Università di Bergamo/Liberation Route Europe
Donatella Della Porta, Scuola Normale Superiore, Firenze
Greta Fedele, Istituto Nazionale Ferruccio Parri
Filippo Focardi, Università di Padova/Direttore scientifico Istituto Nazionale “Ferruccio Parri”
Silvana Patriarca, Fordham University, New York
Andrea Rapini, Università di Modena e Reggio Emilia
Toni Rovatti, Università di Bologna
Mirco Zanoni, Istituto “Alcide Cervi”

 Bibliografia 
  • Bantigny L., Palheta U., Face à la menace fasciste, Textuel, Paris, 2021.
  • Bourdieu P., “Les conditions sociales de la circulation internationale des idées”, Actes de la recherche en sciences sociales, n. 145, 2002, pp. 3-8.
  • Brasken K., Copsey N., Featherstone D., a cura di, Anti-fascism in a Global Perspective: Transnational Networks, Exile Communities, and Radical Internationalism, Routledge, London-New York, 2020.
  • Bray M., Antifa: The Anti-Fascist Handbook, Melville House, New York, 2017.
  • Bresciani M., Quale antifascismo? Storia di Giustizia e Libertà, Carocci, 2017.
  • Camurri R., “Crossing Borders: esilio e antifascismo”, in G. Fulvetti, A. Ventura, a cura di, Antifasciste e antifascisti. Storie, culture politiche e memorie dal fascismo alla Repubblica, Viella, Roma, 2024, pp. 41-61. Chiantera-Stutte P., Pagano, a cura di, La forza della libertà. L’antifascismo dall’Aventino alla Seconda guerra mondiale, M. Pacini, Pisa, 2023.
  • De Bernardi A., Ferrari P., Antifascismo e identità europea, Carocci, Roma, 2004.
  • De Felice F., a cura di, “Antifascismi e Resistenze”, Annali della Fondazione Istituto Gramsci, VI, La Nuova Italia scientifica, Roma, 1997.
  • De Luna G., Revelli M., Fascismo/antifascismo. Le idee, le identità, La Nuova Italia, Firenze, 1995.
  • Focardi F., Groppo B., a cura di, L’Europa e le sue memorie. Politiche e culture del ricordo dopo il 1989, Viella, Roma, 2013.
  • Droz J., Histoire de l’antifascisme en Europe (1923-1939), La Découverte, Paris, 2001 (1985).
  • Focardi F., Nel cantiere della memoria. Fascismo, Resistenza, Shoah, Foibe, Viella, Roma, 2020.
  • Gallerano N., “La memoria pubblica del fascismo e dell’antifascismo”, in G. Calchi Novati, a cura di, Politiche della memoria, Manifestolibri, Roma, 1993, pp. 7-20.
  • Gallerano N., a cura di, La resistenza tra storia e memoria, Ed. Mursia, Milano, 1999.
  • García H., “Transnational History: A New Paradigm for Anti-Fascist Studies?”, Contemporary European History, n. 4, 2016, pp. 563-572.
  • García H., Yusta M., Tabet X., Clímaco C., a cura di, Rethinking Antifascism: History, Memory and Politics, 1922 to the Present, Berghahn Books New York, 2016.
  • Hebdige D., Subculture: The Meaning of Style, Routledge, London 1979.
  • Hofstra, Anti-Fascism in the 21st Century, Conference in New York, 2-3 November, 2022.
  • Jones A., Piotrowski G., Schuhmacher N., a cura di, “Antifascism from Below”, Partecipazione e conflitto, n. 1, 2024.
  • Mullen B. V., Vials C., a cura di, The US Antifascism Reader, Verso, London-New York, 2020. Palheta U., Roueff O., a cura di, “Pratiques de l’antifascisme, France 2020. Table ronde AFA-PB, la Horde, Jeune Garde Lyon”, Mouvements, n. 4, 2020, pp. 147-166.
  • Pirjevec J., Pelikan E., Ramet S. P., a cura di, Anti-fascism in European history : from the 1920s to today, Central European University Press, Budapest, 2023.
  • Rapini A., “Antifascist Movements in Republican Italy 1945-2018”, in A. Gagliardi, M. Pasetti, a cura di, “Fascism in the Public Sphere of Post-Fascist Italy”, Journal of Modern Italian Studies, vol. 29, n. 3, 2024, pp. 1-16.
  • Rapini A., Antifascismo e cittadinanza. Giovani, identità e memoria nell’Italia repubblicana, Bononia University Press, 2007.
  • Vergnon G., L’antifascisme en France. De Mussolini à Le Pen, Presses universitaires de Rennes, Rennes, 2009.

A 100 anni dalla pubblicazione del volume Le régime parlementaire del giurista alsaziano Robert Redslob, la LUMSA di Roma organizza, il 30 ottobre 2024, una giornata di studi dedicata alla sua figura e ai temi del dualismo e della razionalizzazione della forma di governo parlamentare. A partire dalla rilettura del volume Le régime parlementaire, la giornata si articolerà in due sessioni:

  • una ricognizione storico-costituzionale sulla biografia e sul pensiero di Redslob, sulla sua opera, e sull’ambiente di riflessione di dottrina giuscostituzionale a lui coevo (Georges Burdeau, René Capitant, Boris Mirkine-Guetzévitch, ...);
  • una rassegna di casi di studio sul parlamentarismo dualista e sulla razionalizzazione della forma di governo. In particolare, sono benvenuti contributi che riguardino, sotto questo specifico aspetto facendo economia dei caratteri generali:

- dal punto di vista cronologico i processi costituenti post-Seconda guerra mondiale in Europa.

- dal puto di vista tematico: la figura del Capo dello Stato, e delle istituzioni o istituti di razionalizzazione esterna al Parlamento, quali le Corti Costituzionali e i referendum.

Concluderà la giornata una riflessione sul dualismo nel regime parlamentare repubblicano in Italia, con uno sguardo di lungo periodo fino alla riforma del cd. Premierato.

 

Per partecipare alla Call for papers, si richiede un abstract di massimo 2500 battute (spazi inclusi) in cui si presenti una relazione sui temi indicati. L’abstract, corredato dall’affiliazione accademica e da una mail di contatto, va inviato, entro e non oltre il 30/08/2024, agli indirizzi: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. e This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.. Le proposte saranno vagliate dal comitato scientifico-organizzatore e l’accettazione sarà comunicata entro il 4 agosto.

 

Comitato scientifico-organizzatore:

prof. Francesco Bonini, prof. Marco Olivetti, prof.ssa Tiziana Di Maio, dott. Gian Marco Sperelli, dott. Filippo Benedetti Milincovich

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LawArt, Rivista di Diritto, Arte, Storia propone una call for papers per la sezione Percorsi del numero 8 (2027), che sarà dedicata al tema: Icone nell’arte e svolte nel di- ritto: un intreccio novecentesco?
Il Novecento ha mostrato interessanti fenomeni di interazione tra i processi di ico- nizzazione dell’arte – cioè la tendenza di figure, personaggi o anche singole opere a distinguersi come emblematiche di un’epoca e del suo mutamento – e l’emersione di alcune istituzioni giuridiche destinate a costituire, nella seconda metà del secolo, i pi- lastri del nuovo ordine giuridico in Europa a livello statale e internazionale.
È il caso del problema dei diritti fondamentali e umani (e prima ancora a quello di crimini di guerra o contro l’umanità) o alla idea stessa di Democrazia; e, in relazione ad essi, la emblematizzazione di un’opera d’arte come di un romanzo, di una pièce teatrale, di una composizione musicale, o di una rivista d’arte può aver giocato un ruolo, o comunque essersi intrecciata nel piano discorsivo che ne ha accompagnato l’emersione. Il fenomeno può essersi espresso in opere di rilevanza transnazionale e intergenerazionale (si pensi alla Guernica di Picasso, al The Great Dictator di Charlie Chaplin, al teatro di Bertolt Brecht, alla musica di Bob Dylan e di Nina Simone, alla fotografia di Sebastião Salgado, alle opere di Frida Kahlo, solo per fare degli esempi), ma può anche essersi generato a livello nazionale o interregionale, attraverso espe- rienze, che hanno avuto meno risonanza sul piano globale, ma non per questo sono state meno effettive nel favorire la convergenza dei piani discorsivi di arte e diritto.
È sul senso e i caratteri di questa combinazione che si intende riflettere. In che misura la dinamica di iconizzazione dell’arte è stata favorita dall’impegno per i diritti, la giustizia sociale, la democrazia? O è stata la dirompente e anticipatoria capacità di disvelamento e narrazione di valori emergenti dell’arte ad aver sorretto quelle svolte nel diritto?
Con tale taglio tematico la sezione percorsi del numero 8 di LawArt vorrà costituire un tentativo di comprensione, da un lato di alcuni itinerari che il diritto ha seguito per distinguersi e per prendere forma e dell’altro dei congegni che hanno portato l’arte ad acquisire un valore emblematico.
L’ambizione è anche di riflettere sull’attualità del problema, se cioè quel modo di intrecciare arte e diritto, sia un fenomeno solo novecentesco o possa avere anche un suo orizzonte di possibilità oggi. Il tempo attuale, infatti, sembra distanziarsi sempre più dalle ‘conquiste’ giuridiche del Novecento (divenute valori basici della coesione sociale e incardinanti la convivenza civile). Mentre quel diritto declina, l’arte ha ri- nunciato a produrre nuove icone?

Il tema sollecita una indagine di taglio fortemente interdisciplinare; pertanto, sa- ranno benvenute anche le proposte di articoli che prevedono co-autori di discipline diverse. Le lingue ammesse sono: italiano, inglese, spagnolo, portoghese, francese e tedesco.

    • Le proposte di pubblicazione (un abstract di max 500 parole insieme ad un CV dell’autore o, nel caso, degli autori) andranno inviate via email entro il 30 aprile 2026 a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..
    • La selezione degli articoli verrà effettuata dal Consiglio direttivo della rivista entro il 31 maggio 2026.
    • La consegna degli articoli definitivi (che potranno avere una lunghezza massima di 10000 parole) è prevista non oltre il 31 maggio 2027.
    • Gli articoli definitivi saranno accettati per la pubblicazione a seguito dell’esito positivo della valutazione del Consiglio direttivo e di due peer review.
    • La pubblicazione del numero 8 (2027) è prevista in novembre 2027.

       Call for papers for Issue 8 (2027) of LawArt. Journal of Law, Art and HistoryLawArt. Journal of Law, Art and History is issuing a call for papers for the section Itineraries of issue 8 (2027), which will be dedicated to the following theme: Icons in Art and Turning Points in Law: A Twentieth-Century Intertwining?The Twentieth Century shows experiences of an interesting interaction between the processes of iconization of art – i.e., the propensity of personalities, figures or even individual works to stand out as emblematic of an era and its changes –and the emer- gence of certain legal institutions destined to become, in the second half of the Cen- tury, the pillars of the new legal order in Europe at the national and international levels.This is the case of fundamental and human rights (and even more so of war crimes or crimes against humanity) or the very idea of democracy; and, in relation to these, the emblematisation of a work of art, such as a novel, a play, a musical composition or an art magazine, may have played a role, or at least been intertwined in the discur- sive dimension that accompanied its emergence. The phenomenon may have been ex- pressed in works of transnational and intergenerational significance (think of Pi- casso’s Guernica, Charlie Chaplin’s The Great Dictator, Bertolt Brecht’s theatre, Bob Dylan’s and Nina Simone’s music, Sebastião Salgado’s photography, Frida Kahlo’s art, to name some examples) but it may also have been generated at national or interregional level, through experiences that had less resonance on a global scale, but were no less effective in promoting the convergence of the discursive fields of art and law.

It is on the meaning and features of this combination that we intend to reflect. How can the notion of artistic ‘icon’ and the process of iconization be conceptualized in connection to law and its developments? What type of normative connotations does it reflect (are icons always ‘positive’)? To what extent has the dynamics of the iconi- zation of art been fostered by the commitment to rights, social justice, and democ- racy? Or was it the disruptive anticipatory power of art to reveal and narrate emerg- ing values that fostered those developments in law?

With this thematic approach, the section ‘itineraries’ of issue 8 of LawArt will at- tempt to understand, on the one hand, some of the ‘iconic’ paths that law has followed to stand out and take shape and, on the other, the dynamics that have led art to ac- quire emblematic value.

The ambition is also to reflect on the relevance of the issue today, namely whether this intertwining of iconicization of art and law is a phenomenon unique to the 20th century or whether it also has potential today. The present day, in fact, seems to be moving further away from the legal ‘achievements’ of the Twentieth Century (some of which have become basic values of social cohesion and the cornerstone of civil co- existence). As these cornerstones decline, has art given up on producing new icons?

The theme calls for a highly interdisciplinary approach; therefore, proposals for articles with co-authors from different disciplines are welcome and encouraged. Arti- cles can be submitted in Italian, English, Spanish, Portuguese, French, and German.

    • Proposals for publication (an abstract of no more than 500 words together with a CV of the author or, where applicable, authors) should be sent by email to This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. by 30 April 2026.
    • The selection of articles will be made by the journal’s Board of editors by 31 May 2026.
    • Final articles (which may be up to 10,000 words in length) must be submitted by 31 May 2027.
    • The final articles will be accepted for publication following a positive evaluation by the Board of editors and a double peer review.
    • Issue 8 (2027) is scheduled for publication in November 2027.

THE EUROPES OF ANIMALS
LES EUROPES DES ANIMAUX
Call for Papers for a Special Issue of the
Journal of Interdisciplinary History of Ideas
Deadline: May 31, 2026

 

The issue of a universalist reform of the juridical status of animals supplementing the European Union’s Convention on human rights has become topical thanks to the Déclaration européenne des droits de l’animal (DEDA, European Declaration of Animal Rights).1 This document was published in January 2025 by a group of French jurists and endorsed by a con­siderable number of European animal advocacy associations and foundations. Several muni­cipalities in France and a couple of other countries have adopted it and it is hoped that the document will be discussed in the European Parliament.

The Preamble of the Declaration refers to a well-established tradition of arguments for animal justice: human-nonhuman continuity, sentience and/or cognitive abilities as foundation of in­terests and, consequently, rights. Scholars still discuss these arguments (their philosophical effectiveness, their application in historical contexts, etc.) and sometimes propose new ap­proaches (for example, Martha Nussbaum’s capability approach).

The last point of the Preamble states: “Stressing the need to consolidate this European heritage of ideals and values, and to demonstrate the existence of a European consensus in favour of a steady increase in the level of animal protection” (our italics). Today, we are experiencing a crisis: the meaning of Europe and European values is under scrutiny—an object of negotiation, but also a target of very serious internal and international political challenges. More than ever, there is no unanimity on what ‘Europe’ as a whole means. Thus, the reference to historical and/or present European values and consensus concerning animal justice seems worth discussing.

This calls for a broad interdisciplinary contribution, where the historical approach to ideas and forms of knowledge which characterizes this journal can facilitate a critical and non-Euro­centric examination of three aspects. Firstly, the intellectual journey that led to the formulation of universal values concerning non-human animals. Secondly, Europe's encounter with other cultures in this domain. And thirdly, the various approaches that have emerged over time con­cerning the topic of animal rights, as more or less embedded in European history and culture.

In what sense those ideas and values concerning non-humans are European? Are they ex­clusively European?

 

The Declaration seeks to build on an ideal European set of assumptions and values, within which a general consensus on these issues is expected: is it possible to identify a specific genealogy to which this consensus could be traced? Is it possible to reconstruct the intellec­tual and conceptual history of this representation and of its distinctive components in relation to animals?

 

Were European advocates influenced in turn and in various historical periods by non-European visions?

 

Were ideas on animals ‘exported’ from Europe to other continents?

Which conceptualisations and ideas guided European policies and behaviours outside Europe in colonial times, and was animal advocacy inside Europe concerned with this aspect?

Animal welfare and protection concerns are addressed very differently in member States and public opinion is quite differentiated as well. Different disciplinary perspectives are needed to understand these differences and their historical roots. A few countries recently included animal welfare or protection in their Constitution: what arguments were in fact utilized in recent or less recent times?

These are some examples of the contributions that the Special Issue is willing to receive from scholars across different disciplines, who share an interest in a historical approach to the ana­lysis of animal rights. Contributions proposed for publication should explore the possibilities offered by the Declaration, to interrogate the history of European ideas regarding non-human animals, as a background to the values, policies, and overall approaches advocated by the De­claration, according to the specific methodology of our Journal: i.e. a strong historical approach aiming to develop original research in the interdisciplinary history of ideas. The call is open to a variety of genuine approaches to the historical intersection of ideas from and through different domains.

Prior to submission, prospective authors are invited to contact This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. to request registration as an author (the self-registering function is currently disabled for all journals on the platform, due to a high volume of spam). The same address may also be used to request any clarification concerning the Call.

Please note that articles that do not approach the topic as a historical interdisciplinary object will not be considered for publication.

Deadline for submission: May 31, 2026

Publication: December 2026

Accepted languages: English and French

The JIHI is indexed in DOAJ, ERIH-PLUS, Paperity, and Scopus. In Italy, it is also classified as an “ANVUR classe A” journal for the following disciplinary sectors: 11-A1, 11-A2, 11-A3, 11-C5, and 14-B1.

This document: https://doi.org/10.5281/zenodo.15460032.

French version of the Call at https://doi.org/10.5281/zenodo.15460053.

(1) See https://doi.org/10.5281/zenodo.15201847; a provisional English version is found at https://doi.org/10.5281/zenodo.15268615.

 

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