La Società per gli studi di storia delle istituzioni, nata nel 1993, è aperta a tutti gli studiosi che abbiano dato contributi di valore scientifico alla ricerca in tema di storia delle istituzioni. 

Essa si propone la promozione degli studi di storia delle istituzioni valorizzando gli apporti alla materia che provengono dagli Archivi di Stato e dai funzionari pubblici e favorendo gli interscambi con i cultori di altre discipline. 

Particolarmente sensibile alle problematiche relative alle fonti, la Società intende stimolare la corretta conservazione e la valorizzazione degli archivi e delle biblioteche delle amministrazioni pubbliche e degli archivi e biblioteche privati riguardanti la storia delle istituzioni. 

La Società pubblica la rivista "Le Carte e la Storia" e organizza, ogni anno, un convegno su un tema di generale interesse individuato dall'Assemblea dei Soci.

 

Napoli 23-24 giugno 1995

Introduzione del presidente della Società, Guido Melis

A nome della Società per gli studi di storia delle istituzioni sento innanzitutto il dovere di ringraziare -in modo non formale- gli amici dell'Istituto Suor Orsola Benincasa e in particolare il professor De Sanctis. Queste prime giornate napoletane sulla storia delle istituzioni (le prime, voglio sottolineare, di una serie che immaginiamo lunga e ricca di contenuti) non si sarebbero potute tenere senza la loro comprensione e generosità. Grazie a loro, questa specie di debutto pubblico della nostra Società di storia delle istituzioni può avvenire con una "padrinato" così prestigioso, in un contesto scientifico tanto ricco, in una centro di cultura di dimensione europea come è Napoli, in un momento della storia del nostro Paese -se mi consentite- in cui riflettere di storia delle istituzioni e farlo proprio a Napoli non è privo di un significato più generale.

Mi scuserete però se, introducendo i lavori di queste nostre giornate, dedico poche parole a presentare la Società per gli studi di storia delle istituzioni (il Suor Orsola, specie qui a casa sua ma anche in generale, non ha bisogno di presentazioni, mi pare).

La nostra Società è nata ufficialmente l'anno passato più o meno in questi giorni. E' il risultato di una convergenza quasi naturale, ritengo, tra tre componenti culturali: circa i due terzi dei soci appartengono a vario titolo al mondo universitario, in prevalenza alle discipline storia delle istituzioni, storia del diritto, storia delle dottrine politiche e, in misura minore, alla storia contemporanea; provengono da vari atenei italiani, tra i quali quelli di Roma, di Firenze, di Torino, di Siena, di Napoli sembrano i più ricorrenti. Il terzo rimanente è in larga parte composto da operatori degli archivi, prevalentemente di Stato, in misura minore delle biblioteche, in misura ancora minore (e questo è un problema che dovremmo porci) dell'amministrazione dello Stato in genere.

Il progetto culturale che ha dato forma alla società ha subito, col passare dei mesi, una sua evoluzione. Quando siamo partiti, oltre un anno fa, pensavamo a qualcosa di molto più modesto: un semplice circuito di informazioni tra studiosi impegnati negli stessi campi da punti di vista diversi, allo scopo di far cadere le assurde barriere che la divisione tra le discipline accademiche pongono troppo spesso alla circolazione dei risultati della ricerca. Strada facendo ci è sembrato però che la società dovesse configurarsi diversamente dalle tradizionali forme di aggregazione interaccademica, aprendosi al contributo alla pari con gli operatori culturali che più da vicino hanno a che fare con la storia delle istituzioni. Infine, poiché uno scopo della società era ed è, sin dai primi progetti, anche quello di salvaguardare e valorizzare la memoria storica delle istituzioni, concorrendo a sollecitare in esse un senso più maturo e diffuso dell'identità storica, è sembrato naturale fondare la società col contributo di funzionari pubblici e degli enti pubblici. Queste quattro componenti si sono fuse, a me sembra, in modo efficace in questi primi mesi di vita della società, e il primo numero della rivista-bollettino "Le Carte e la Storia" mi pare dia un'idea di quali potenzialità future può ancora riservare questo felice incontro di esperienze e di punti di vista.

Le giornate di studio di oggi e domani non sono per noi un impegno occasionale ma costituiscono il tentativo di avviare una riflessione non contingente, destinata a proseguire nei prossimi mesi (approfondendo -mi auguro- la collaborazione con il Suor Orsola), sui problemi di metodo e di contenuto della storia delle istituzioni.

Negli ultimi anni -credo che su questo tutti concordiamo- gli studi di storia delle istituzioni hanno conosciuto anche nel nostro Paese significativi sviluppi. Ho altre volte ricordato. e lo voglio fare anche qui, l'accumulazione di ricerche, il crescente affinamento degli approcci metodologici, lo scambio sempre più intenso e proficuo con le storiografie straniere nel quadro di quell'indagine comparata delle istituzioni a livello europeo che conosce già i suoi primi momenti di aggregazione e che comunque sembra da più parti consapevolmente perseguita.

Per effetto di molti fattori, non ultimo -non sembri un paradosso- proprio la sua a lungo incerta identità accademico-disciplinare, la storia delle istituzioni ha finito per porsi come una disciplina di confine (noi diciamo: come il promettente crocevia culturale nel quale convergono contributi di provenienza anche molto distante l'uno dall'altro). Ne sono testimonianza le molte iniziative culturali in atto, la ricchezza degli sbocchi editoriali, il proficuo lavoro condotto sulle fonti, l'attenzione che le principali riviste di storia dedicano ormai ai temi storico-istituzionali.

Rispetto a questi segnali di vitalità, permane tuttavia una fisiologica fragilità, innanzitutto in termini di organizzazione della ricerca, e l'esigenza -che molti di noi sentono- di lavorare ad un rinnovato statuto della storia delle istituzioni, che non ne isoli contenuti e metodi ma esalti anzi il proficuo rapporto istituito in questi anni con altre aree disciplinari.

Questa prima occasione napoletana vuole appunto, semplicemente, avviare una riflessione, aprire un discorso nella speranza che diventi una consuetudine. Abbiamo scelto per questo due temi (gli studi recenti di storia delle istituzioni medievali, i rapporti Parlamento-Governo nell'Italia contemporanea) che, ognuno nella sua specificità, ci sono sembrati adatti a ragionare su quel contiene la cassetta degli strumenti (come si usa dire) degli storici delle istituzioni e sul rapporto tra il loro approccio e quello di altri profili disciplinari.

La forma che abbiamo voluto dare -d'accordo con De Sanctis- a questo primo appuntamento è quella, molto semplice, di due tavole rotonde, aperte eventualmente a qualche intervento dal pubblico, di chiarimento o di integrazione. Ringrazio qui tutti gli amici che hanno accettato di intervenire, tutti voi che avete voluto essere presenti, ed auguro a tutti noi un lavoro proficuo. Grazie. 

 

ENTRA

Le Carte e la Storia

Rivista della Società per gli studi di storia delle istituzioni, è uno strumento di lavoro e di aggiornamento dedicato alla storiografia storico-istituzionale e ai suoi sviluppi, con speciale attenzione al suo rapporto con il patrimonio delle fonti.

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